Una piazza che si riempie, voci che si incontrano, storie che diventano impegno collettivo.
Sabato 7 marzo, a Villa San Giovanni, Piazza Immacolata è diventata uno spazio di confronto e partecipazione dedicato alla legalità e al valore sociale dei beni confiscati alle mafie.
L’iniziativa, promossa nell’ambito della campagna “109 piazze per la legge 109” a trent’anni dall’approvazione della normativa che ha reso possibile il riutilizzo sociale dei beni confiscati, ha rappresentato un momento importante per riflettere su quanto è stato fatto e su quanto ancora resta da costruire.
Una legge che ha cambiato il senso dei beni confiscati
La legge 109 del 1996 ha segnato una svolta storica nella lotta alle mafie.
Per la prima volta, i beni sottratti alle organizzazioni criminali non sono rimasti semplicemente simboli di repressione, ma sono diventati opportunità di rinascita per le comunità.
Case, terreni, strutture e spazi che un tempo rappresentavano il potere della criminalità organizzata possono oggi essere restituiti alla collettività e trasformati in luoghi di lavoro, solidarietà, cultura e servizi.
È proprio su questo significato profondo che si è concentrata la serata: il valore dei beni confiscati non è soltanto giuridico o economico, ma profondamente sociale e culturale.
Un confronto tra istituzioni, associazioni e comunità
L’evento ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali, associazioni e realtà sociali impegnate nella gestione dei beni confiscati e nella promozione della legalità.
Ad aprire la serata con i saluti istituzionali sono stati:
Giusy Caminiti, sindaco della città di Villa San Giovanni
Domenica Imbesi, referente del presidio Libera “Giovanni Trecroci”
Franco Marcianò, presidente dell’associazione “Ponti Pialesi” – Presidio di legalità
Il confronto è poi proseguito con gli interventi di chi ogni giorno lavora concretamente per dare nuova vita ai beni confiscati:
Domenico Barresi, presidente della cooperativa sociale “Rose Blu”
Mimmo Cotroneo, presidente di “SMAIL – Solidarietà Medica Assistenza Integrata Locale”
Fortunata Denisi, presidente della cooperativa sociale “Res Omnia”
Dominella Floccari, presidente O.Ra. di A.Gi.Re.
La serata è stata moderata dalla giornalista Elisa Barresi di LaC News 24, che ha guidato il dialogo tra esperienze, progetti e testimonianze.
Particolarmente significativa anche la testimonianza di Mimmo Nisticò, di AVIS Reggio Calabria, che ha offerto uno sguardo umano e concreto sul valore dell’impegno civico e della solidarietà.
Una firma per sostenere il futuro dei beni confiscati
Durante l’incontro è stato possibile firmare l’appello per destinare il 2% del Fondo Unico Giustizia ai beni confiscati, una proposta pensata per rafforzare le possibilità di recupero, gestione e valorizzazione di questi patrimoni restituiti alla collettività.
Un gesto semplice, ma carico di significato: una firma che diventa sostegno concreto a chi ogni giorno lavora per trasformare simboli di illegalità in strumenti di bene comune.
Quando la comunità diventa protagonista
La partecipazione della cittadinanza ha dimostrato quanto il tema dei beni confiscati non riguardi soltanto istituzioni e associazioni, ma l’intera comunità.
Perché la vera sfida non è solo confiscare un bene, ma restituirgli una funzione viva, capace di generare opportunità, lavoro, servizi e relazioni.
Serate come questa ricordano che la legalità non è un concetto astratto, ma un percorso quotidiano fatto di scelte, responsabilità e partecipazione.
E che, insieme, è possibile continuare a dare linfa al bene.